6° Festival Internazionale del Corto in Sabina

Mompeo 13 - 19 luglio 2003

Il Cortometraggio

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Edizione 1999 2000 2001 2002

Il Metraggio Cinematografico
(Per una Definizione di Cortometraggio)
a cura di Davide Tofani

Lunghezza del film, o di singole parti dello stesso, espressa in metri. Per la pellicola professionale di 35 mm, alla velocità di scorrimento di 24 fotogrammi al secondo, un minuto di proiezione corrisponde a 27, 36 m, un'ora a 1641, 60 m. Su tale base i film vengono divisi in lungometraggi (oltre i 70 minuti), mediometraggi (sino a 50-70 minuti) e cortometraggi (fino ai 15-20 minuti).

Il Cortometraggio

Secondo molti esperti conoscitori del fenomeno cinematografico non ci sono differenze fondamentali tra il corto e il lungometraggio, sia che si tratti di documentari sia di opere di finzione; ogni alternativa di genere permette comunque una precisa scelta di stile. Lo dimostrano gli stessi registi che passano dal corto al lungometraggio [e viceversa] con disinvoltura e senza particolari cambiamenti stilistici, spesso dimostrando meglio il loro talento proprio cimentandosi in opere brevi, commissionate, o in totale libertà espressiva. L'importante è che essi comunichino un temperamento, una visione del mondo, una stesura originale e personale. Il cortometraggio non dev'essere un documento anonimo, dunque, ma la sintesi di un processo intellettuale e tecnico in grado di comunicare esaustivamente un messaggio. Henri Agel in diverse occasioni si espresse in tal senso: "Senza dubbio l'artigiano che è un semplice osservatore, e che è dotato di un capitale intellettuale e lirico modesto, potrà realizzare dei documentari onesti. Ma i bei documentari li si deve a ricercatori, polemisti, uomini di scienza, filosofi, poeti, che alla loro investigazione hanno portato una ricchezza soggettiva che non può non invadere lo schermo. Essi faranno allora del cortometraggio un trattato, una satira, un'elegia, una meditazione grave e appassionata". L'idea di partenza è che i registi, documentaristi o di finzione, siano più esposti non per l'argomento trattato ma per il modo in cui si interpretano la loro idea.
La distinzione tra lungometraggio e cortometraggio è dunque del tutto arbitraria: nel 1940 in Francia con la "legge 26 ottobre" si definiscono per la prima volta i tipi di programmazione possibili nelle sale cinematografiche pubbliche. In seguito, nel 1964, sempre ad opera dei legislatori francesi un decreto legislativo stabilirà che un film è considerato di lungometraggio quando supera i sessanta minuti di proiezione che tradotto in metraggio [in formato standard] significa 1600 metri di pellicola. Il limite è così rigido che critici e industria devono creare un nuovo termine che qualifichi le opere di estensione intermedia, ovvero tra quelle di durata di pochi minuti e i film che superavano l'ora. Uno dei primi "mediometraggi" [così furono etichettati] fu Il 6 giugno all'alba di Grémillon, un film successivamente distribuito sia in versione lunga che corta. A conti fatti si potrebbe ricondurre il dibattito sulla differenza tra corto e lungometraggio a quello che esiste tra novella e romanzo.


Breve Storia del Successo del Cortometraggio


È stata la Francia a produrre un gran numero di cortometraggi di qualità: da Luis Lumière ad Alain Resnais e Méliés attraverso Jean Vigo (A proposito di Nizza), Jean Lods (La vita di un fiume), Charles Rouquier (Il bottaio, Il carraio), Jean Epstain (La tempestosa), Jean Painlevé (che si cimentò in moltissimi film a carattere scientifico), Jean Rouch (con film-studio antropologico-etnografici), Paul Grimault (film d'animazione), il già citato Jean Grémillon (con i documentari sull'arte) e molti altri. Non si deve assolutamente dimenticare che il cortometraggio è stato, e forse rimane ancor oggi, il formato più adeguato per le sperimentazioni stilistiche e come sorta di "opera di presentazione" per moltissimi registi. Negli Anni 50-60 furono i giovani della Nouvelle Vague a fare le loro prime esperienze con il cortometraggio: François Truffaut (I ragazzacci), Jacques Rivette (Il colpo del pastore), Jacques Rozier (Blue Jeans), Jacques Demy (Lo zoccolaio della Valle della Loira) e naturalmente Agnès Varda (Dalle parti della costa) e Chris Marker (Domenica a Pechino e Lettera dalla Siberia).
Negli Anni Trenta si affermò in Inghilterra la scuola documentaria inglese denominata G.P.O. sotto la guida e l'ispirazione di John Grierson e di Alberto Cavalcanti. Loro scopo fu quello di unire lirismo e il senso "dell'osservazione diretta" del fenomeno avvalendosi di temi sociali scottanti e di lotta come la vita dei minatori o le corse notturne dei treni postali. Il National Film Board canadese sarà in seguito un degnissimo sostituito della tradizione documentaristica "corta" della scuola inglese in progressivo declino ispirativo dopo gli Anni Quaranta. Non dobbiamo assolutamente dimenticare i contributi dello statunitense Orson Welles prima e del tedesco Wim Wenders dopo [attivo in tal senso soprattutto negli Anni Ottanta].
In Italia ricordiamo Luciano Emmer, Antonioni negli Anni Cinquanta e non molto più tardi Monicelli; per il Belgio Henri Storck e Paul Haesaerts; per l'Olanda il militante Joris Ivens; per la Danimarca lo straordinario contributo al corto di un maestro del cinema, Carl Theodor Dreyer con il film Hanno perso il traghetto; per la Svezia Arne Sucksdorff con i suoi brevi documentari sulle città; per l'Unione Sovietica i corti di zoologia ed etologia e infine da menzionare sono gli Stati Uniti con Scorsese e con il più grande documentarista di tutti i tempi: Robert Flaherty.
A conclusione di questa breve rassegna storica sulla fortuna del cortometraggio si dovrà senz'altro riconoscere come il formato "corto" non abbia mai realmente interessato il grande pubblico né stimolato gli esercenti e i distributori cinematografici ad investire i propri fondi in progetti di breve durata. Gli Anni Settanta però hanno creato i presupposti per la rinascita o forse la nascita vera e propria di una diffusione di massa della "cultura del cortometraggio" grazie soprattutto alla comparsa del video-clip musicale e degli spot pubblicitari sempre più complessi e "filmici". È dunque una seconda giovinezza del cortometraggio o parlando di video e spot trattiamo piuttosto di generi paralleli al corto destinati a categorizzarsi? Il moltiplicarsi di festival con premi a settore ma anche di scuole di regia specializzate sembra corroborare la seconda ipotesi.

Il Cortometraggio Politico degli Anni Settanta e Ottanta

Caratteristica degli ultimi decenni è un approfondita riflessione teorico-politica sul cinema politico e sull'uso politico del cinema. Molti registi furono presenti in quegli anni con la loro carica umanistica su tutti i fronti di lotta. Si diffuse un cinema "militante" deciso a intervenire nel vivo della politica con intenti di controinformazione e assumendo, in un certo senso, il ruolo di agit-prop. Il cortometraggio, per questo scopo, assunse un ruolo fondamentale. Gli esempi più risolti sono stati i film-documento sulle Pantere Nere e sulla contestazione nelle università, sulla fine dei regimi comunisti e sulle guerre nei Balcani (inizio Anni Novanta), opere che hanno assunto l'aspetto di veri e propri reportages. Sono tutte lavori di carattere documentario destinati ai "circuiti alternativi", distribuiti cioè in sedi politiche, culturali (i cinema d'essai, ad esempio) e sindacali.

 

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